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COSTO ECONOMICO 2021
145 miliardi di dollari

Il costo reale della crisi climatica

27 gennaio 2022
L’agenzia federale NOAA ha pubblicato uno studio che analizza i costi reali dei fenomeni estremi causati dal cambiamento climatico.

COSTO UMANO 2021
688 vite umane

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La NOAA, l’agenzia federale statunitense che si interessa di oceanografia, meteorologia e climatologia, presenta un report che è un nuovo tentativo di tradurre in dati l’impatto del cambiamento climatico sulle nostre vite.

La stima del “costo reale” per il 2021 è di 145 miliardi di dollari e 688 vite umane. Dati allarmanti, ma in linea con il trend di innalzamento delle temperature: il 2021 è stato infatti il quarto anno più caldo nella storia degli Stati Uniti, con un mese di dicembre più caldo di sempre.

USA: l'impatto del cambiamento climatico nel 2021

I 145 miliardi di dollari sono particolarmente significativi se pensiamo che, aggiustato per l’inflazione, il 2021 si colloca al terzo posto come anno più “costoso” di sempre negli Stati Uniti, sempre intendendo dal punto di vista delle condizioni climatiche.

I dati sono in linea con l’avvertimento lanciato qualche mese addietro da Swiss Re. Nei primi mesi del 2021 il colosso delle assicurazioni aveva avvisato che il PIL mondiale avrebbe potuto ridursi di circa 23 trilioni di dollari entro il 2021, come risultato del cambiamento climatico.

E in Europa?

Anche in Europa diversi studi hanno provato ad analizzare il costo reale di questo fenomeno. Nell’ultimo report dell’European Environmental Agency (EEA), dal quale emerge che dal 1980 al 2019 gli stati europei hanno registrato 446 miliardi di euro di perdite a causa di eventi climatici e ambientali estremi – circa il 3% del PIL complessivo dei paesi analizzati. Un periodo durante il quale l’Italia avrebbe subito danni pari a circa 72,5 miliardi di euro.

I dati del Centro Euro Mediterraneo per il Cambiamento Climatico mostrano che anche in Italia i fenomeni climatici estremi sono destinati ad aumentare. Tuttavia, come sottolineato da Paola Mercogliano, responsabile della Divisione REHMI della Fondazione CMCC, sarebbe sbagliato dare tutto per scontato.

Il nostro futuro sarà determinato dalle scelte che compiremo nei prossimi anni e dalle politiche che attueremo oggi e negli anni a venire.

Inoltre, la diversità di clima in Italia porterà diverse aree a vivere fenomeni diversi – un fattore che richiede uno studio puntuale sulle aree geografiche da prioritizzare per la gestione del rischio ambientale, oltre a un impegno generale per la riduzione delle emissioni di CO2.

Nuovi alleati per la sostenibilità

Questi dati ci ricordano che ciascuno di noi – secondo la propria possibilità e nel ruolo sociale e professionale che ricopre – è chiamato a intervenire per contrastare il cambiamento climatico.

Un impegno radicato non solo in motivazioni etiche e valoriali, ma anche veicolato dalla consapevolezza che questo sia l’unico modo che abbiamo per scongiurare una decrescita economica e il collasso delle nostre società a seguito di fenomeni atmosferici estremi.

I primi segnali positivi si possono già scorgere nei risultati ottenuti nell’ultimo decennio.

Da parte delle istituzioni, basti pensare al sistema di scambio di quote di emissione dell’Unione Europea, gli ETS, la direttiva UE che promuove le energie rinnovabili che renderà le rinnovabili almeno il 32% del consumo totale di energia degli stati entro il 2030, o anche la direttiva sulla prestazione energetica dell’edilizia e, infine, il pacchetto di proposte legislative presentate lo scorso luglio, che puntano al raggiungimento della neutralità climatica entro il 2050.

Una direzione chiara

Una serie di norme e di incentivi messe in atto negli ultimi anni e che sono un segnale di quanto stiamo accelerando nella lotta al cambiamento climatico: istituzioni, aziende e privati sono chiamate a cooperare in questo senso.

La direzione è chiara, ma è fondamentale fare sempre di più e agire collettivamente per far sì che le azioni di ciascuno abbiano un impatto. Sempre di più, le alleanze tra pubblico e privato giocano un ruolo cruciale nel fronteggiare questa sfida. Sempre di più, siamo a chiamati a fare la differenza e accelerare – a partire da subito - la transizione a un’economia a zero emissioni nette di CO2.


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