ENGIE al World Economic Forum 2018

Ridurre gli squilibri economici, climatici e sociali.

Davos, 23 gennaio 2018

Le tensioni che il mondo d’oggi conosce nascono da molteplici fratture, di volta in volta economiche, politiche e sociali. Queste esprimono un’aspirazione al cambiamento per muoversi verso un modello più ugualitario, più inclusivo e più armonioso che riconcilierebbe gli interessi ambientali, collettivi e individuali.

Al Forum economico mondiale di Davos, ENGIE afferma: crescita economica e qualità della vita possono di nuovo procedere di pari passo.

Al Forum di Davos, Isabelle Kocher, Direttrice Generale di ENGIE presenta la sua nuova visione d’impresa. La riduzione delle fratture economiche, sociali, ambientali deve costituire il futuro orizzonte do crescita delle imprese.

 

Articolo pubblicato su Pulse / LINKEDIN il 22 gennaio 2018, in occasione del Forum economico mondiale di Davos.

"Ci troviamo di fronte ad una svolta storica. Ovunque nel mondo, i cittadini incontrano sempre più difficoltà ad aderire al racconto di un progresso economico e sociale costante e condiviso, che dominava da decenni.

La promessa d’emancipazione individuale e collettiva che la nozione di progresso portava con sé sembra andare in pezzi. Il lato negativo dei progressi economici e tecnologici, a lungo sottovalutati, rivela in una luce cruda un mondo fratturato.

Un mondo diviso tra i ricchi e le classi medie e popolari, mentre i benefici della crescita economica sono essenzialmente appannaggio del 1% dei più ricchi.

Diviso tra i vincitori e i vinti della globalizzazione, mentre il formidabile movimento di apertura degli scambi provoca un movimento di chiusura all’interno delle società più sviluppate spaventate dalla prospettiva di crisi.

Diviso tra i lavoratori qualificati e gli altri, mentre i progressi e le disfunzioni tecnologiche aumentano le disparità sul mercato del lavoro e mettono in questione le posizioni stabilite.

Diviso tra la crescita economica e gli squilibri ambientali.

Questi contrasti riecheggiano ancora di più nella cassa di risonanza continua dei nuovi canali d’informazione ossia i canali social dove ognuno documenta, condivide e commenta queste tensioni, alimentando un’insoddisfazione e un’indignazione crescenti.

L’aspirazione a cambiare modello

È necessario prestare ascolto a questa indignazione. Comprendere che essa rivela un’aspirazione a cambiare modello. E che questa aspirazione troverà delle risposte nel populismo se preferiamo usare delle parole rassicuranti piuttosto che agire concretamente.

Io sono convinta che attualmente viviamo alla fine di un ciclo. C’è uno slancio a costruire un futuro condiviso, più rispettoso degli equilibri ambientali, più inclusivo. Che offre alla maggior parte di noi la possibilità di crescere e di vivere la nostra vita come preferiamo.

Un desiderio di riavvicinarsi ad un progresso armonioso, che riconcilierebbe gli interessi ambientali, collettivi, individuali.

Questa evoluzione dei comportamenti, che va ben oltre questo settore, è particolarmente evidente nell’energia.

I cittadini e i consumatori esigono che i problemi climatici e ambientali siano presi sul serio. Proprio perché c’è stata una volontà politica molto forte di affrontare questi temi che ingenti investimenti sono stati realizzati nel campo delle energie rinnovabili, favorendo il progresso tecnologico.

Il settore dell’energia come modello d’impegno e di responsabilità

Tuttavia, è davvero in occasione di un evento come quello di Davos, un vertice che è percepito come il club dei potenti, che potremo rispondere a questo desiderio di un nuovo modello e sanare le fratture di un mondo in crisi?

Ne sono convinta. Il vertice di Davos ha l’interesse a mettere i partecipanti “sotto tensione”. Al di là della responsabilità collettiva negli equilibri attuali, l’obiettivo è spingerci a impegnaci nella ricerca di soluzioni concrete per ridurre i divari del nostro mondo. A passare dalla presa di coscienza e dalla dichiarazione di intenti a l’azione.

E ancora il settore dell’energia potrebbe servire da modello. I grandi operatori si assumono le loro responsabilità e mettono i loro sforzi al servizio di un futuro auspicabile. Mostrano la loro volontà di far parte della soluzione e non più del problema.

Pensiamo innanzi tutto agli Stati, che si sono impegnati nell’ambito dell’accordo di Parigi a limitare l’aumento della temperatura mondiale ben al di sotto dei 2 gradi Celsius. E’ necessario sottolineare il ruolo particolare della Francia, che ha facilitato la firma e gioca il ruolo di garante dell’Accordo.

Ci sono altresì i fondi sovrani di paesi ricchi di idrocarburi (Norvegia, Emirati Arabi Uniti, Kuwait), i cui guadagni provengono dallo sfruttamento di queste energie, che si sono impegnati in occasione del One Planet Summit, organizzato dalla Francia il 12 dicembre 2017, a finanziare massicciamente la transizione energetica.

Gli operatori non statali e le imprese non sono da meno.

L’associazione delle grandi città C 40 ha stabilito un programma ambizioso che mira a limitare l’innalzamento della temperatura mondiale a 1,5 gradi. La città di Washington, partner della coalizione, ha così annunciato di voler ridurre le proprie emissioni dell’80% entro il 2050. Per riuscirci, ha stabilito un programma che si basa sul miglioramento dell’efficienza energetica degli edifici, l’aumento degli investimenti nelle energie rinnovabili e lo sviluppo di forme di mobilità sostenibile.

Parlando di aziende, si può innanzi tutto citare l’esempio di importanti istituti finanziari come JPMorgan, Bank of America, Citigroup, Morgan Stanley, Wells Fargo & Co., Société Générale. Crédit Agricole, BNP Paribas che hanno promesso di sospendere o di limitare il loro sostegno ai progetti di produzione di carbone.

Migliaia di aziende si sono ugualmente impegnate nell’ambito delle diverse coalizioni a ridurre la loto carbon footprint (America’s Pledge), coprire il 100% dei loro bisogni energetici con le energie rinnovabili (RE100) oppure mettere in atto diverse misure a favore del clima, come un prezzo del carbone all’interno, la scelta di carburanti alternativi oppure il miglioramento dell’efficienza energetica (We mean business).

Tutti questi operatori si impegnano pubblicamente su azioni concrete e misurabili, che riducono il divario tra crescita e equilibrio climatico. È anche l’ambizione di ENGIE. Ciò guida le nostre scelte d’investire nelle tecnologie che renderanno possibile l’accesso a una energia illimitata e pulita. Costruire città sostenibili dove è bello vivere. Continuare a rispondere a tutti i bisogni essenziali, per tutti: scaldarsi, nutrirsi, muoversi, contribuendo ai grandi equilibri del pianeta, cha siano ambientali, sociali o geopolitici.

Si può aspettare da Davos che i partecipanti spieghino concretamente come potranno insieme sanare le fratture del mondo contemporaneo, contribuire a un progresso armonioso e partecipare alla scrittura di un comune futuro di pace.

Questa è, ad ogni modo, la direzione che intendo promuovere come co-chair di Davos quest’anno".


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